Ci sono ricette che colpiscono al primo colpo, al di là dell’impatto visivo. Colpisce la semplicità, la facilità di reperire gli ingredienti, la sensazione che chiunque possa essere in grado di cimentarsi. Questa è una delle più belle caratteristiche di uno chef, e questo signor chef è veramente una persona splendida, in grado di spiegare in maniera sobria, o meglio, traducendo passaggi apparentemente complicati, in azioni semplici, qualunque preparazione. Ho fatto moltissime sue ricette, adoro la sua essenzialità, la sua chiarezza di esposizione. Il suo ordine si incastra perfettamente nell’algoritmo dei miei gesti, badate che ho decinaia di libri di ricette, e vi assicuro che è cosa rara trovare qualcuno con questa dote. E’ per rendergli il giusto onore, dopo aver così tanto attinto dai suoi archivi, che oggi mi è venuto il desiderio di proporvi una sua ricetta, che ho eseguito fedelmente, come la più diligente delle allieve
gennaio 21, 2009
Gnocco di Chef ;-)
dicembre 3, 2008
… e le pappardelle 'mbriache, le avete mai provate?
Ho pensato a questa pasta in ufficio, e dentro di me mi dicevo, e se la facessi col vino? Si vabbè ma che vino?
L’idea mi ha intrigato tutto un pomeriggio, accompagnandomi durante le stressanti ore di lavoro, non ho mai mangiato pasta impastata con vini. Non ero nemmeno sicura che sarebbe venuto qualcosa di decente. Nei dolci si è capitato spesso, ricordo gli impasti di mia mamma col marsala e anche con altri liquori messi direttamente nell’impasto dei lievitati, mitico rimase quel pane all’anice, ma nella pasta non mi è mai capitato. Indi per cui dovevo assolutamente concretizzare l’idea che avevo in testa. E dovevo fare pure in fretta, prima che mi sfuggisse di testa, che putroppo riesco a sfornare più idee di quelle che poi metto in atto, oppure perchè la mia ram ultimamente sta subendo troppi solleciti e dura pochissimo perciò scordo la gran parte delle cose che vorrei provare, mica è mancanza di coraggio!
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luglio 22, 2008
noblesse oblige
Qualche giorno fa sono andata per una toccata e fuga nelle langhe, e i piemontesi sanno quanto i liguri siano affezionati a quella particolare zona della loro regione, è un qualcosa di più (di una specie) di un ideale prolungamento culturale. Tradizione data anche dalle numerose famiglie genovesi che nei decenni hanno scelto proprio questa zona per i loro soggiorni estivi. Gironzolando tra le colline attorno a Santo Stefano Belbo, alla ricerca di buon vino, ho fatto pure una piccola scorta di carne, e vi assicuro che la carne piemontese non ha eguali, anche le parti meno pregiate hanno un gusto straordinario, praticamente, oltre alla chianina, è l’unica carne che mangio. Perché la carne non la vivo come una necessità, un obbligo alimentare, per me deve essere un piacere intenso, deve avere un gusto suo, preciso. La carne buona si riconosce già dall’odore. Per chi ha la fortuna di passare dal Piemonte, provi ad assaggiare la scottona, nulla a che fare con le carni industriali che stazionano nei banchi dei supermercati ![]()
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(continua…)
aprile 5, 2008
Al di là del bene e del male
Finalmente è sabato e ci siamo lasciati alle spalle il venerdì infernale, che comunque, tanto per tornare all’ottimismo stile pubblicitario, mi ha lasciato ancora viva, e di sti tempi non è manco poco, eh.
Sto per uscire, in realtà ho praticamente già un piede fuori dalla porta, questo è un we intensissimo per i genovesi, tra fiere, i monumenti aperti dal FAI, appropò, date un occhio a quello che offre la vostra zona, potreste scoprirne delle belle. Poi ci sono i mercatini alimentari e un paio di giri di shopping in stile consumismo a volontà. ‘nsomma non mi posso lamentare e non sono certa che il poco tempo mi sia sufficiente per fare tutto, ci proviamo dai.
aprile 2, 2008
Ti sei fatta 'na vesta scollata…
Questa canzone era la preferita di mio padre, credo che l’abbia cantata a mia mamma fino a quando gli è stato possibile. E a proposito di mio padre e mia madre c’è un bell’aneddoto che li riguarda, mettetevi comodi.
febbraio 5, 2008
Il segno di Zorro (ovvero: i corzetti o croxetti)
Nel Levante ligure con la parola corzetto (o crosetto o croxetto) si indica un tipo di pasta tipica buona, bella e curiosa.
I corzetti, sono una sorta di lasagnette tonde arabescate di antica tradizione: il nome sembra derivare da croxetta cioè piccola croce che quasi sempre vi era impressa. Sull’origine del nome, in realtà, esistono diverse tesi. Una di queste vuole che il nome sia legato ad una moneta dell’antica Repubblica di Genova, il corazzo o crosazzo. Un’altra sostiene che si tratti di una variante di una tipologia di pasta provenzale, i Crosets, da cui sono nate anche le Orecchiette pugliesi.
L’origine, risale addirittura all’epoca rinascimentale, dove ogni famiglia aveva il proprio disegno e, in genere, riproduceva lo “stemma” di famiglia.
febbraio 2, 2008
Quando Gigi Riva tornerà
L’ultima volta che l’ho visto era mezzogiorno.
Eravamo al funerale del nonno.
Se ne stava appoggiato al tronco dell’albero.
Inerte, come svuotato di ogni energia, lo sguardo triste.
Le sue dita irrigidite sbucavano dalla manica della camicia a quadretti rossi che fuoriusciva dai pantaloni troppo larghi di colore azzurro chiaro.
Calzava un paio di scarponi che erano un po’ sformati ed erano slacciati.
Guardava lungo il muretto i passeri che, indisturbati, beccavano
qualche chicco.
dicembre 17, 2007
Della sinapsi e delle bricciole, storia semicomica
L’incontro con la “madre” di questa ricetta è avvenuto anni fa, da Feltrinelli, mentre aspettavo che un amico trovasse taluni manuali io mi ero rintanata nel settore dell’editoria gastronomica e sfogliavo, con una certa disattenzione, dei libri a caso. Poi non so come, misteri della sinapsi, l’immagine di questa pasta di bricciole di pane, è tornata prepotentemente alla mente, senza che io potessi definire con precisione i confini della ricetta stessa visto il numero imprecisato di libri che avevo sfogliato in quell’occasione. In seguito sono tornata da Feltrinelli e anche altrove per cercare l’origine dei frammenti fotografici che mi si erano rimasti appiccicati alla retina, ma niente, non riuscivo a trovare quel libro particolare, e nemmeno niente di rassomigliante. Però avevo in testa le bricciole essenziali per tentare di riprodurla, quindi ci ho provato. E’ un primo piatto strano, a mezza via tra minestra importante e zuppetta delicata.
novembre 20, 2007
Zucca Mon Amour, tanto per rimanere in tema.
Questa è una delle golosità che ho comprato a Murta, sono maltagliati impastati con la zucca, hanno (vabbè, oramai dovrei dire avevano) un gusto e un profumo unico.
ottobre 17, 2007
Le Piccagge matte
Finalmente gli scaffali sono di nuovo pieni della farina di castagne! L’aspettavo già da un po’, ma l’estate o comunque il prolungarsi del caldo continuavano a posticipare questo gradito ritorno.
Ne ho approfittato subito per fare le Piccagge! Si tratta di uno dei piatti preferiti dai vecchi savonesi (ehi ciao Savona, se ci sei batti un colpo!). Sono una sorta di tagliatelle, ma con una sfoglia d’origine un po’ più spessa, se dovessi dare un’idea potrei azzardare che assomigliano un po’ ai pizzoccheri, ma sono più lunghe. Il nome deriva dalla “piccaggia”, la fettuccia di stoffa, bianca o marrone che le donne compravano a metri ai mercati, quella che sta ancora nei vecchi cestini da lavoro abbandonati.









