
Stai fermo. Non ti muovere, come diceva la Mazzantini nel celebre romanzo, non chiederti perché, tu fallo. Fidati di me.
Adesso clicca qua (ho detto di fidarti, ricordi?)
Per leggere quanto oggi desidero raccontare avrai bisogno del giusto sottofondo e De André mi pare che sia proprio la nota perfetta per creare l’atmosfera adeguata ad accompagnarci su per le vecchie mulattiere genovesi, le crêuze, come direbbe Lui.
La canzone la conoscete tutti, è Crêuza de mä, non lasciatevi andare alla tentazione di darla per scontata, ho scelto la versione con Faber che accompagna lo spettatore nello spartito, tra le parole. Non distrarti, non chiudere la finestra prima che sia finita, perché è proprio dalla sua fine che io vorrei cominciare.
Gli ultimi fotogrammi del filmato mostrano le immagini di un mercato e sullo sfondo, tra i vari strilli, si distinguono quelli della pescivendola che urla: “Anciôe belle, donne!” [“acciughe belle, donne!”] questo è lo strillo che ha caratterizzato da sempre la vendita del pesce, le acciughe appunto, in Liguria, lo strillo arrivava su per le crêuze assieme al salmastro del mare, in ogni sperduto paesino rivierasco.
Ma Ancioe belle donne è anche il nome di un ristorantino che ho scoperto l’altra sera e di cui mi sono innamorata al primo istante, è un locale a mezza via tra le vecchie trattorie stile anni 50 e i localini del dopo teatro parigino, da la sensazione di essere il ritrovo degli artisti dopo lo spettacolo. Il nome mi ispirava parecchio, perché mi ricordava Faber e il vecchio urlo dei pescivendoli col carretto “Anciôe belle, donne”. Devo dire che in giro se ne sentono delle belle a proposito di questo curioso nome, molti non ne hanno capito assolutamente il significato, ma magari non sono nemmeno genovesi o sono troppo giovani per ricordarsi del pescivendolo col carretto. C’è un qualcosa in questo posto di cui già so che non potrò fare a meno, ed è la passione, l’entusiasmo, lo stile, la buona cucina. Cosa si può desiderare di più?
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(continua…)