
Lo confesso, io sono tra coloro che hanno questa sindrome, che non è come tutte le altre, coi nomi improponibili e che in genere colpiscono le popolazioni per fascia d’età o ceto sociale. No questa è una sindrome democratica, colpisce, quando colpisce a prescindere dall’età e pure dal portafoglio titoli. La cosa bella che come se ne viene così pure se ne va. Non mi pare di aver visto molti trattati medici che abbiano perso tempo a descriverla, in compenso un identikit perfetto di questa sindrome lo dobbiamo a Pascoli, per chi se lo ricorda (mannaggia a me e alla mia memoria). Ma in cosa consiste, comincerete a chiedervi allarmati. Bè la Sindrome di Alexandros è quella data sindrome che coglie il vincitore, il conquistatore di natura, colui il quale oltrepassa Alpi e colline in cerca di sempre nove vittorie, poi un giorno, capita, può capitare, che il nostro conquistatore inside, trovandosi di fronte al mare, si renda conto di non aver più nulla da conquistare, di aver finito tutto, esaurito le cose da fare, consumati i suoi obiettivi. Ed è quello il momento in cui il grande conquistatore, in questo particolare caso lo chiameremo, appunto, Alexandros, vacilla nelle sue certezze, crolli nel suo intimo, si senta perduto, perchè le cose da fare sono esaurite. Esattamente come recita Pascoli nella sua stupenda Alexandros, e sono quasi sicura che qualcuno ancora si ricorda il bellissimo riferimento-omaggio che fece Vecchioni nella sua bella canzone, L’ultimo spettacolo (“Con l’occhio azzurro io ti salutavo / con quello blu io già ti rimpiangevo”) che ieri, attanagliata nella morsa della dolcezza, mi so’ scordata di citare O).
Tutto questo discorso a cosa serve, oltre a giustificare che ho quasi finito la farina di mais e sono presa da mezzo sconforto? [:))]
VOTA QUA
(continua…)